sabato 7 maggio 2016

Siamo tutti un popolo di migranti

Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. 

Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. 

Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. 

Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. 

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. 
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. 

Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. 

Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. 

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.

Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. 

Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. 
Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. 
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.

Il testo sarebbe tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.
Fonte: RaiNews 24

Od oggi pero', non si sa con certezza chi abbia scritto o detto quanto sopra.
Nella rete esiste un ampio dibattito che riguarda la ricerca delle fonti, e se si tratti di un testo reale o sia solo una bufala.
Per chi voglia saperne di piu' sulla questione, rimando al sito web di Attivissimo.

Il testo di cui sopra, non fa altro che sottolineare, dal proprio punto di vista, e per cio' che gli conviene dati gli scopi, i risultati del notevole lavoro della Commisione Dillingham, che in 41 volumi, tutti consultabili online, ha realizzato uno studio sull'immigrazione in USA tra gli anni 1907-1911.

A mio parare, a parte un paio di punti, il testo e' abbastanza coerente con le realtà dell'epoca, e potrebbe essere attribuito a uno dei tanti, che favorevoli ad una restrizione dell'immigrazione, cercavano di convincere la platea sulla necessita' di tale restrizione sulla base di una "selezione" degli immigrati.
Che entrino i migliori quindi, e che i peggiori tornino a casa.

Dico questo perche' dal testo e' evidente che sebbene si parli di una relazione, si tratta della posizione di un singolo, che alla fine lancia una proposta.
Dubito che un rapporto ufficiale possa essere scritto in questi termini.

Penso quindi ad un dibattito, magari al congresso, cercando di far passare la legge, oppure semplicemente ad un articolo di giornale scritto da un giornalista pro-restrizioni.

Il problema razziale, insieme all'emergenza migratoria, all'epoca erano al centro del dibattito politico degli USA.

Al loro arrivo, gli immigrati, erano catalogati in razze, e quella italiana era divisa in due razze: I Nord Italiani ed i Sud Italiani.

Per gli Stati Uniti, Italiani del Nord ed italiani del Sud, erano sicuramente diversi.

Gli italiani del Sud, rappresentavano la maggioranza dell'ondata migratoria dell'inizio 1900: 75% degli italiani entrati negli Usa, erano meridionali, ed erano in gran parte (circa l'80%) analfabeti.
Erano sicuramente poveri, maschi e giovani (tra i 14 ed i 44 anni)

Più di due milioni di italiani, quasi tutti meridionali,  entrarono negli USA nel decennio 1901-1910, e quasi 1 milione e 300 mila tra il 1910 ed il 1914.

La triste realtà e che gli italiani del sud erano discriminati  da quelli del Nord, e dagli stessi americani.

Erano sfruttati, anche a causa della scarsa conoscenza della lingua, sia dalle aziende locali, sia dai stessi loro "padroni", una una sorta di broker tra l'azienda ed il lavoratore.
Si rifugiavano in enclavi, le c.d. "Little Italy".

La maggioranza dei luoghi dove abitavano erano insalubri, senza luce ne aria, e 1 famiglia su 5 viveva in una sola stanza.
A Boston nel 1891, su 259 famiglie italiane residenti (un quarto della popolazione), ben 154 vivevano in una sola stanza.

Ed erano gli unici disposti a fare i lavori "sporchi".
Basti pensare che nel 1890 il 90% degli operai della citta' di New York erano italiani.

Erano i migliori risparmiatori ed i peggiori consumatori, e lavoravano per sopravvivere, e rispetto ad altri gruppi, erano quelli che piu' denaro spedivano ai familiari in Italia, senza usare le banche americane.

Che ci fosse del forte razzismo verso gli italiani non e' un segreto. Era di fatto il gruppo piu' discriminato tra gli immigrati che sbarcavano sulle coste degli USA.

Gli attacchi erano sia politici, sia giornalisitici, ma anche degli stessi cittadini.

Tra i fatti dell'epoca ricordiamo:

  • Nel 1886 un immigrato fu linciato a Vicksburg, Missisipi.
  • Nel giugno 1988 tutta la popolazione italiana di Buffalo fu arrestata (325 persone) alla ricerca di armi. Ne furono trovate solo due.
  • 11 immigrati siciliani furono linciati nel 1891 a New Orleans.
  • In Denver, Colorado, un Italiano fu linciato nel 1893;
  • Nel 1895 a Walsenburg, Colorado, 6 italiani furono linciati.
  • Nel 1894, 200 italiani furono espulsi da Altoona, Pennsylvania
  • Tre italiani furono linciati in Hahnville, Louisiana nel 1896.
  • Altri 5 seguirono la stessa sorte nel 1896, in TaIlulah, Mississippi.
  • I linciaggi continuarono e se ne hanno prove negli eventi di Erwin, Mississippi (1901), Marksvile, Louisiana, (1901), Marion, North Carolina (1906), Tampa, Florida (1910), Wihisville, Illinois (1914), e Johnson City, illinois (1915)

La discriminazione era verso gli italiani, ma soprattutto diretta ai meridionali, più' che a quelli del Nord.

Uno studio del 1917, conclude che la razza meridionale e' vista come una razza a se stante.

Le cause principali erano le loro caratteristiche fisiche, la  loro propensione a congregarsi in gruppi, a ritardare l'assimilazione alla cultura del luogo, mostrando poca volontà di mescolarsi con gli americani, di imparare l'inglese, fare studiare i propri figli.

Nella critica dell'epoca, i Negro ed i meridionali, erano molto simili, ed in parte del Sud, gli italiani meridionali non erano visti come persone di razza bianca.
Gli stessi italiani del Nord, discriminavano i meridionali, evidenziando la loro diversità dagli stessi.

Leggete questo passaggio che si trova nel Dillingham Report;


Gli italiani erano descritti come "profondamente ignoranti, con un livello di intelligenza cosi' piccolo da poter fare solo danno agli Stati Uniti. Di fatto, sono i più ignoranti tra tutte le razze del mondo" (Silvano M. Tomasi, Pier and Power, p. 24).

Sappiamo poi che anche grazie agli italiani, gli Stati Uniti sono diventati cio' che sono.

Forse la storia ci dovrebbe far riflettere sulla situazione Europea attuale, un Europa in piena crisi migratoria, che ha bisogno di ridefinirsi, di darsi nuove regole, per assicurarci la sicurezza che richiediamo, e per permettere l'integrazione di chi merita, rispedendo a casa chi non si adatta al nostro modello culturale.






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